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CINEFORUM
| BANDITI A ORGOSOLO |
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---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- mercoledi' 8 settembre ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- un film di vittorio de seta con Michele Cossu, Peppeddu Cuccu, Vittorina Pisano. bianco e nero 98 min - Italia 1961 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ![]() ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Quando Vittorio de Seta arriva a Orgosolo per girare il suo primo lungometraggio, ha appuntato una traccia di sceneggiatura, influenzata della famosa inchiesta, realizzata da Franco Cagnetta nel 1954 sul paese barbaricino. In precedenza, aveva preso in considerazione uno script elaborato da Alberto Moravia, ma lo aveva trovato deludente, perché il romanziere romano non dimostrava di conoscere assolutamente la Sardegna. Non era stato soddisfatto neppure del sardo Franco Solinas e di un suo soggetto sulla vicenda di un pastore latitante. I dubbi sulla storia che avrebbe filmato e che sarebbe diventata Banditi a Orgosolo, capolavoro della cinematografia del Novecento, De Seta li risolvette appena iniziò a cercare le location nel paese. La sceneggiatura del film nacque, infatti, da una collaborazione continua e efficace tra il regista, la moglie Vera Gherarducci, sua assistente, l’operatore e la gente di Orgosolo. Il legame tra l’ex documentarista, che aveva già ripreso quei luoghi tingendoli di emozionanti colori caravaggeschi nei corti "Pastori ad Orgosolo" e "Un giorno in Barbagia", e la popolazione del paese, all’epoca disegnata superficialmente, a tinte fosche nella stampa, fu perfetto. De Seta si servì degli orgolesi anche come attori naturalmente straordinari. Girò in lingua sarda, ma in seguito dovette doppiare i dialoghi in italiano (Michele ebbe la voce del grande Gian Maria Volontè). Il film fu un successo in tutto il mondo a partire dalla prima proiezione alla Mostra di Venezia 1961, dove ottenne il premio come opera prima. La pellicola fu importantissima per l’immagine di Orgosolo e della Sardegna nel mondo. Come a volte è accaduto, un film riesce a spiegare con efficacia lo spirito di una popolazione, contrapponendosi a stereotipi e falsità ideologiche. La dura problematica della realtà pastorale isolana e, nel contempo, la sua dignità si imposero con forza e commozione agli spettatori, mentre, da quel momento, chi decise di girare una pellicola in Sardegna, dovette tenere conto della sua lezione estetica. Il suo film, pur essendo del 1961, rimane un punto di partenza per chi voglia raccontare la nostra isola, ma non solo. Infatti, recentemente, Werner Herzog ha affermato come la visione di Banditi a Orgosolo abbia mutato il suo orizzonte creativo. Come lo spiega? La forza del film, per me, risiede nella maniera in cui è stato concepito, cioè insieme alla gente che ne è divenuta protagonista. Se si racconta in modo ineccepibile la verità, questa non muore mai. Lei, infatti, ha parlato di “progetto cinematografico”, pensato e realizzato in divenire, con la collaborazione del paese, un po’ quello che è successo anche per un altro suo film, Diario di un maestro. Crede che questo metodo possa essere utilizzato anche oggi? Certo. Anzi con le nuove tecniche di ripresa, più semplici e più efficaci, con una camera “leggera” e meno costosa questo tipo di lavoro è perfetto. Semmai quello che manca è l’attenzione dello Stato nei confronti di prodotti con una valenza artistica elevata. Manca l’incoraggiamento a sperimentare e a raccontare la realtà che ci circonda. da Elisabetta Randaccio, www.cinemecum.it |

