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CINEFORUM
| MOLOCH |
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---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- mercoledi' 30 giugno ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- un film di Aleksandr Sokurov con Elena Rufanova, Leonid Mosgovoi, Leonid Sokol, Elena Spiridonova, Vladimir Bogdanov. colore 103 min - Russia- 1999 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ![]() ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Purtroppo è tutto vero. Purtroppo la macchina da presa ci svela qualcosa che è realmente accaduto. Aleksandr Sokurov, il regista di Moloch, ci porta in visita guidata nella sala comando dell'inferno. Alla corte di Satana- Hitler e dei suoi luogotenenti, dall'impresentabile Goebbels al viscido Bormann. E poi ci sono le donne, a partire da Eva Braun, la compagna del Capo supremo. Anzi, è proprio dal punto di vista di Eva che viviamo una breve visita del Fuhrer nel suo ritiro preferito, il Nido d'Aquila di Berchtesgaden, nelle Alpi Bavaresi. È la primavera del 1942: la donna lo attende, annoiata, danzando nuda per i corridoi e nelle stanze della tetra costruzione, nascosta fra le nuvole. Sa che gli uomini della sorveglianza la stanno osservando, ma non gliene importa affatto. Si offre senza veli, dea pagana che rimanda alle figurazioni di Leni Riefenstahl. Abita l'Olimpo, anzi ne è una delle inquiline d'onore, e a lei tutto è permesso. Sokurov crea un mondo al di fuori del mondo. Niente elettronica, solo lavoro sulla fotografia, sulle luci, sull'uso delle lenti (spesso deformanti, come nel precedente, intensissimo Madre e figlio), sul suono. Lassù non arrivano che echi remoti del mondo esterno. Solo Adolf parla, parla, parla. Si lamenta delle sue immaginarie malattie; esalta la dieta vegetariana, irridendo chi vuole mangiare "infusi di cadaveri" (ovvero volgare brodo di carne); da risibili lezioni di geopolitica, vaneggiando di immense coltivazioni di ortiche in Ucraina; minaccia altre guerre, per espandere il "Reich millenario". Sciocchezze? Meditiamo che questo è stato. Nero su bianco, sono parole pronunciate, annotate e pubblicate. Nessuno osa contraddirlo, tranne, a volte, Eva. Ma la donna è succube di questo dio in canottiera, di questo abominevole scherzo della Storia costato al mondo milioni di morti. Succube, e quindi, come troppi altri, complice. da Luigi Paini, Il Sole-24 Ore, 18 giugno 2000 Moloch di Alexandre Sokourov è un'analisi della tetraggine e della banalità del potere assoluto, condotta attraverso la narrazione di qualche ora trascorsa a Berch tesgaden nel 1942 da Hitler e da Eva Braun, accompagnati da Martin Bormann, da Joseph Goebbels e da sua moglie Magda. Non accade nulla di sensazionale: all'inizio Eva Braun nuda, annoiata dall'attesa, fa ginnastica e capriole, saltella, saluta ironica i cannocchiali che la spiano, mette un disco, balla; all'arrivo di Hitler e degli altri, chiacchiere in salotto, passeggiata all'aperto, cena, proiezione di documentari bellici d'attualità; più tardi i due amanti litigano (lei dà a Hitler due calci nel sedere, "Sono stufa di nascondere il mio amore") e la mattina seguente lui riparte. La vacuità dei discorsi, l'orribile pretesa di eliminare la paura della morte, la strana luce opaca e glauca degli ambienti, la qualità pittorica delle immagini, gli attori teatrali russi benissimo scelti e doppiati da attori di prosa tedeschi tra i quali Eva Mattes, l'egoismo domestico del potere, danno un'idea mai vista e insieme singolarmente familiare del mostro divinizzato avido di sacrifici umani, appunto Moloch o Hitler. Sokourov raggiunge qui l'altezza espressiva del suo precedente bellissimo film Madre e figlio. da Lietta Tornabuoni, La Stampa, 16 maggio 1999 |

