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IL MATRIMONIO DI MARIA BRAUN E-mail
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mercoledi' 2 giugno
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un film di Rainer Werner Fassbinder con Günter Lamprecht, Ivan Desny, Hanna Schygulla, Gisela Uhlen
titolo originale "Die Ehe der Maria Braun".

colore 120 min - Germania - 1978
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Maria Braun si è sposata nel '43 sotto le bombe, e si è goduta il suo Hermann per un giorno e una notte. Quando il marito è andato al fronte, e non ha più dato notizie di sé, non ha cessato di amarlo. Per sopravvivere, e mantenere la madre vedova e il nonno, ha fatto il mercato nero e l'entraineuse in un bar per americani, è stata anche l'amante di un militare negro (dal quale ha avuto un bambino che ha subito perduto), ma ha sempre creduto di salvare le ragioni del cuore continuando a considerarsi fedele al marito. Infatti, quando Hermann d'improvviso riappare, essa stessa non esita a liberarsi del negro dandogli un colpo in testa. L'uomo muore, Hermann si attribuisce la colpa del delitto, e finisce in galera. Nuovamente separata da Hermann, Maria si adopera per alleviargli la pena e intanto pensa al futuro. Diviene l'assistente e l'amante dell'industriale francese Oswald, arricchisce, si rivela un'ottima donna d'affari. E facendogli spesso visita in prigione, non nasconde al marito i propri rapporti con Oswald.
Maria Braun è come la Germania di Adenauer: sognando di ricostruire la propria vita con l'uomo amato, e di avere una casa, vuole convincere se stessa che il fine giustifica i mezzi. È una cinica di buon cuore, che spera di essere salvata dall'amore e dalla gioia di vivere. Invece è anch'essa vittima di quei tempi folli. Espiata la pena, Hermann infatti non torna a vivere con lei, va in Canada. Ha accettato la proposta di Oswald: di stare lontano da Maria in cambio dell'eredità che il ricco, malato di cuore, si impegna a lasciare alla coppia. La donna non sa nulla del patto. Quando scopre che lei stessa, dopo aver fatto ricorso ai metodi più compiacenti pur di affermare la propria indipendenza morale, è stata oggetto di scambio, non si ribella. L la sua distrazione, prodotta da un decennio di tensioni, che la distrugge. Sono i governanti tedeschi le cui immagini chiudono il film che mandano in pezzi il sogno della Germania.

Fitto di motivi psicologici e sociali (anche tutte le figure laterali sono dense di significati), il film è lo splendido affresco di un'età controversa in cui campeggia una donna di sovrana ambiguità, raccontata, dalla sconsolatezza del '43 all'arroganza degli anni Cinquanta, nelle sue pieghe più inquietanti.
Film realista, ma sempre ai bordi dell'assurdo, Il matrimonio di Maria Braun è un film sulla pazzia dell'amore, della storia, della realtà che arranca dietro la coscienza. Semplice e scabro nella sua struttura, ma tutto un gioco di ombre e di luci, tutto fulminei trapassi di tono. Un melodramma senza scene madri, però sempre sopra le righe, dove un romanticismo disperato s'intreccia all'ironia sul miraggio della felicità. Nel quale anche gli echi teatrali si stemperano nell'organica orchestrazione audiovisiva (il commento sonoro è espressivo quanto le immagini), e attori di razza trasfigurano i momenti del racconto in simboli esistenziali. Valga per tutti l'arcibravissima Hanna Shygulla, un volto che trascorre senza grinze dalla fiamma fredda alla nevrosi delle contraddizioni. E Fassbinder dov'è? Si è nascosto nei panni di un trafficante del mercato nero che, fra le rovine della Germania, offre von Kleist. E nessuno lo compra, perché i tedeschi credono, pazzi, che la poesia non serva a ricominciare.

di Giovanni Grazzini, Il Corriere della Sera, 20 dicembre 1979