LABORATORI
CINEFORUM
| LA BATTAGLIA DI ALGERI |
|
|
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- mercoledi' 25 agosto ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- un film di Gillo Pontecorvo con Yacef Saadi, Jean Martin, Michele, Fawzia El Kader, Ugo Paletti, Tommaso Neri, Mohamed Ben Kassen, Kerbash, Franco Morici, Brahim Hadjadj, Samia Kerbash, Fusia El Kader, Michele Kerbash, Gene Wesson. bianco e nero 121 min – Italia - 1966 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ![]() ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- La riproposta di La battaglia di Algeri nella nuova sezione festivaliera Cannes Classics 2004, si configura come un evento politicamente e storicamente significativo. Meglio tardi che mai. La Francia riabilita Gillo Pontecorvo 38 anni dopo lo «scandalo, del Leone vinto a Venezia nei 1966. All’epoca lavoravo alla Mostra e posso testimoniare che i francesi, tutti o quasi, si comportarono da sciovinisti arrabbiati. Un famoso critico, al quale avevo chiesto di vedere il film prima di condannarlo, ribatté gelido: «Il cinema non deve affrontare certi argomenti». E se questa era l’opinione di un santone della sinistra, figuriamoci le escandescenze dei colonialisti nostalgici. Del resto il film uscì in Francia con cinque o sei anni di ritardo e provocò incidenti, in particolare a Bordeaux il 6 febbraio 1972. NeI frattempo aveva trionfato in tutto il mondo e ottenuto tre nomination per l’Oscar: regia, sceneggiatura e film straniero. Il che non influenzò la critica parigina, vedi la valutazione che ne dà Jean Tulard nella sua poco autorevole Guide des Films (Laffont), nessuna stella di merito e un giudizio inappellabile: «Oggi non ha più che un interesse storico». Peggio ancora ciò che scrive lo stesso Tulard su Pontecorvo nel suo Dictionnaire du cinéma: «Pretende di essere politico, ma lo è senza sfumature. È falsamente coraggioso...». In realtà Gillo, da bravo ex partigiano della nostra Resistenza, non necessita certo di lezioni di coraggio; ma ha saputo dimostrare, proprio con questo film, di essere disponibile a considerare anche le ragioni dell’avversario. Per cui dopo aver indignato i francesi, La battaglia di Algeri non piacque nemmeno a molti algerini. Meno male che da Cannes arriva ora la licenza di considerarlo un capolavoro. da Tullio Kezich, il Corriere della Sera Magazine, 13 maggio 2004 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- La battaglia di Algeri si propone come il modello del film che aggredisce la storia contemporanea con gli strumenti dell’indagine realistica. Dai prototipi del cinema italiano dopo il 1945 lo distingue una visione più dialettica delle cose, un rifiuto cosciente di ogni deformazione mitologica; e solo uno sciovinismo che non osa dire il suo nome spiega le unanimi reazioni contrarie o imbarazzate dei francesi, comunisti inclusi. La verità è che Gillo Pontecorvo, lavorando con lo sceneggiatore Franco Solinas, è riuscito a evocare gli anni cruciali della liberazione algerina, dal 1954 al 1957, senza chiudere gli occhi davanti agli orrori contrapposti del terrorismo e della tortura, privilegiando il documento sull’enfasi, la ricerca della verità sulle consolazioni del patriottismo, L’ideologia del film evita complicazioni e sfumature,si attiene a un punto di vista ormai accettabile in tutto il mondo civile: conclusa l’era del colonialismo, i popoli del Terzo Mondo si orientano verso forme aggiornate di organizzazione nazionale. All’epopea vecchio stile il regista italiano ha preferito i rischi di una rappresentazione aperta, memore della lezione di Brecht (il messaggio del film è affidato a un personaggio negativo, il colonnello francese Mathieu, efficacemente impersonato da Jean Martin) e anche di certo giornalismo televisivo che insegue l’interpretazione dei fenomeni storici e politici attraverso il montaggio delle interviste, Proprio la presenza di Solinas lega il film al suo precedente più sicuro, Salvatore Giuliano di Francesco Rosi, Di suo Pontecorvo ci aggiunge un occhio cinematografico vivo e incalzante, come se invece di ricostruirli stesse seguendo i fatti nel loro svolgimento imprevedibile. Alla Mostra di Venezia la giuria, presieduta da Giorgio Bassani, ha finalmente operato una scelta nel vivo del cinema contemporaneo, assegnando il Leone d’oro a La battaglia di Algeri ha indicato una metodologia e uno stile. da Tullio Kezich, Il cinema degli anni sessanta, 1962-1966, Edizioni Il Formichiere |

