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I'M NOT THERE E-mail
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mercoledi' 28 luglio
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un film di Todd Haynes con Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Whishaw, Charlotte Gainsbourg, David Cross, Bruce Greenwood, Julianne Moore, Michelle Williams, Peter Friedman

colore 135 min – USA - 2007
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Il problema della propria identità, umana e artistica, è uno dei temi - e non dei minori - che attraversano la carriera e la vita di Bob Dylan: «Faccio del mio meglio/per essere come sono/ma tutti vogliono/che sia come loro» cantava nel 1965 (Maggie' s Farm). Ed è probabilmente questo il nodo da cui è partito Todd Haynes per scrivere, con Oren Moverman, I' m Not There (Io non sono qui), ieri in concorso alla Mostra e da venerdì nei cinema italiani.
Se Dylan può dire che «quando mi sveglio sono una persona, e quando vado a dormire so con certezza di essere qualcun altro», allora perché non scomporne vita, passioni e idee in tanti personaggi diversi, affidando ad ognuno il compito di raccontarne e di illustrarne un aspetto particolare? Ecco il percorso scelto da Haynes per filmare (con l' autorizzazione di Dylan stesso che ha concesso molte delle sue esecuzioni musicali) una vita e una carriera decisamente ricca e complessa: far interagire cinque o sei personaggi differenti, affidando ad ognuno il compito di mostrare le tante facce, ora a colori ora in bianco e nero, dell' autore di
Blowin' in the Wind, Like a Rolling Stone o Mr. Tambourine Man. Nessuno dei protagonisti di quelle «storie« nel film si chiama Bob Dylan: c' è un Billy, un Jack, un Robbie, un Jude, un John, persino un Woody, ma tutti insieme diventano quello che può avvicinarsi di più a una «vivisezione» del personaggio Dylan. Che nelle prime scene viene addirittura mostrato su un lettino d' obitorio e aperto da un bisturi che sembra «liberare» le storie che comporranno il film.
C' è il ragazzino nero Woody (Marcus Carl Franklin) che viaggia sui carri merci con la sua chitarra, innamorato del blues e del suo idolo Woody Guthrie (come fu in gioventù Dylan). C' è il folksinger Jack Rollins (Christian Bale) che conquista un posto di primo piano nella musica americana per il valore politico delle sue ballate e che dopo aver frequentato un corso di studi biblici diventa il pastore John Rollin (certo, Dylan non è mai diventato pastore di nessuna chiesa, ma i suoi rapporti con la religiosità sono ben noti, dall' ebraismo al cristianesimo). C' è il divo del cinema Robbie (Heath Ledger) che si innamora della pittrice Claire (Charlotte Gainsbourg) con cui fa due figlie ma il cui rapporto naufraga nell' atmosfera cupa degli anni del Vietnam (e Claire raggruppa in sé i tratti della fidanzata Suze Rotolo e quella della prima moglie Sara Lownds, che diede a Dylan due figli, Jesse e Jakob). Poi c' è il musicista Jude (Cate Blanchett, sì l' attrice) che abbandona la musica acustica delle origini per quella elettronica e durante una tournée in Inghilterra deve affrontare sia il pubblico che lo accusa di essere «un Giuda» sia i giornalisti che si irritano alle sue dichiarazioni (e qui i rimandi alla famosa svolta artistica del 1966 sono i più facili da cogliere).
Quattro attori per raccontare quattro facce diverse del cantante, a cui se ne aggiungono altre due, quella di Arthur (Ben Whishaw) e quella di Billy (Richard Gere): il primo è Rimbaud, il poeta che ha avuto una delle maggiori influenze sulle composizione di Dylan (e il titolo del film rimanda sia a una canzone delle
Basement Tapes Sessions sia all' affermazione del poeta francese Je est un autre, Io è qualcun' altro); il secondo è, con una certa libertà, il Billy the Kid protagonista di un film di Peckinpah a cui Dylan partecipò e per cui scrisse una colonna sonora capolavoro.
Tante facce diverse, tanti modi complementari di raccontare la stessa personalità artistica, senza cadere nell' agiografia (la condizione principale messa da Dylan per concedere le sue canzoni) ma anche senza finire per forza nella logica del «buco della serratura», da cui spiare segreti inconfessabili. Piuttosto un omaggio pieno d' amore e di citazioni non sempre facilissime da decifrare (il ragno che si proietta sulle pareti richiama Tarantula, come il romanzo scritto da Dylan; almeno un paio di immagini «copiano» sue copertine famose,
Freewheelin' e Blonde on Blonde), illuminato da un gruppo d' attori in stato di grazia, su cui svetta una straordinaria Cate Blanchett, la cui rassomiglianza fisica con Dylan è il minore dei meriti, visto il lavoro fatto sulla voce e sui gesti e le movenze. Se non la premiano, bisognerà scendere in piazza.
da Paolo Mereghetti, Il Corriere della Sera, 5 settembre 2007